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Cibi Contaminati.
In molti ci chiedono di verificare questo post su i “cibi contaminati, ecco le marche da evitare”

Come diciamo sempre MAI fidarsi di post/foto che non presentano le fonti e almeno la data, ma soprattutto MAI fidarsi di studi di cui non si conosca il METODO usato!

Ha ripreso a girare questa vecchia bufala ormai chiarita da un pezzo (circa 8 anni). Purtroppo sono bufale che danneggiano le aziende e quindi, come anche tutte le altre bufale, NON devono essere inoltrate. E’ stato fatto uno studio per dimostrare la presenza di nanoparticelle di metalli pesanti a causa del contatto degli alimenti con parti metalliche nella produzione industriale. Le marche ed i prodotti sono stati presi casualmente. Le nanoparticelle sono presenti in misura maggiore o minore in tutti gli alimenti di produzione industriale, perciò accusare solo le marche ed i prodotti elencati non è corretto. Non mi dilungo perché l’articolo di Paolo Attivissimo è in italiano ed è ben corredato da fonti ed inoltre fa una buona analisi. Inoltre è riportata alla fine l’intervista integrale ad uno degli scienziati menzionati in un’evoluzione successiva della bufala.

Visto che era nominato un certo dott. Stefano Montanari, l’ho cercato su internet ed ho trovato il suo blog. Per sicurezza gli ho scritto, e lui mi ha invitato (con una risposta anche abbastanza “stizzita” a causa di questa BUFALA che continua a girare per colpa di un noto “blogger”) a leggere sul suo stesso blog questo trafiletto:

“anni fa Beppe Grillo andò a pescare sul sito della Nanodiagnostics l’elenco degli alimenti che avevamo analizzato (oggi sono molti di più) e, da bravo disinformatore, trascurando di leggere quali erano state le condizioni in cui la ricerca si era svolta (le condizioni compaiono sul sito in testa alle analisi), pubblicò acriticamente una sorta di lista di proscrizione di un po’ di prodotti, facendo credere ai suoi malcapitati seguaci che ciò che avevamo trovato nel campione esaminato (il solo campione esaminato) era certamente presente in tutta la produzione. Nessuno, giornalisti compresi, ebbe l’accortezza, per ovvia che sia, di andare alla fonte e, così, scoppiò il “caso”. Naturalmente nessuna delle aziende coinvolte mosse un dito perché ciò che valeva era ciò che avevamo scritto noi sul sito e lì le cose erano chiarissime. E poi, dopotutto, quello che era uscito era nient’altro che la stravaganza di un comico senza cultura e, dunque, stravaganze e basta.”