Una parte del Web è diventata una fogna a cielo aperto ma fortunatamente c’è chi si prodiga a spazzar via puzza e liquami con passione e pugno di ferro.

Tra siti e pagine Facebook piene di bufale e razzismo ai navigatori del Web non resterebbe che affogare nella merda se non ci fossero i “fari antibufala”, come Bufale e Dintorni e colleghi.

Ma chi c’è dietro alla pagina Facebook e al sito? Ecco l’intervista.

Chi sei?

Anagraficamente Sandro Martone, età 44 anni, papà di una bimba di 8 (che ha contribuito alla nascita della pagina). Appassionato da sempre di elettronica, informatica, tecnologia. Presente da subito in rete.

 

Come è nata l’idea della pagina Facebook e del sito e perché hai intrapreso questa battaglia?

Prima di Bufale e Dintorni avevo L’Informatico, sempre pagina Facebook, dove trattavo principalmente Facebook e tutte le sue novità (era il periodo del cambio profilo, l’avvento delle nuove pagine… Circa 10 anni fa) e sbufalavo le assurdità del Web, ma solo le piu’ eclatanti. Purtroppo uno dei miei collaboratori ha subito il furto del proprio account e di conseguenza delle credenziali di accesso alla pagina, che è stata eliminata. Sono riuscito a recuperargli l’account ma la pagina no. Lo stesso giorno mi compare nella mia home di facebook una bufala su una bambina appena operata al cuore. L’autore del post invitava a cliccare “mi piace” collegandolo a ipotetici auguri di pronta guarigione farciti di assurdità medico/cliniche. Si trattava di sciacallaggio osceno, solo per ammucchiare “mi piace” e condivisioni per far aumentare la visibilita’ della pagina. La bambina assomiglia moltissimo a mia figlia, che ai tempi era di età molto prossima a quella della bimba in foto. Ho guardato la mia piccola e mi sono arrabbiato molto. Sono andato subito a creare la pagina “Bufale e Dintorni”. Per una pura questione di semplicità, questa è stata la seconda sbufalata, la prima è stata quella del senatore Cirenga. Ho fatto tutto da solo per un paio di mesi, poi è arrivato Actarus che è l’unico, oltre a me, ad avere i privilegi di amministrazione totali, sia su Facebook che sul blog. Ha da sempre svolto un grande lavoro di ricerca e sbufalamento. Col tempo si sono aggiunti Alessandro, Marilena, Paola e Isamar. Tutti editor sempre presenti in pagina. Dopo circa un anno e un forzato offline di 6 mesi della pagina (ho subito centinaia di segnalazioni da parte di utenti bufalari) ho aperto anche il blog. Durante il periodo di offline ho aperto anche un’altra pagina con lo stesso nome e dopo i reclami da parte dei fans a Facebook ho riavuto la prima e le ho unite. Quella che è online da allora è la seconda. La prima contava circa 15.000 fans.

È difficile portare avanti la pagina? Come trovi le bufale e come fai a smascherarle?

Portare avanti la pagina fine a se stessa è semplicissimo. Portarla avanti sperando di far aprire gli occhi a chi ci legge è una vera battaglia. È più semplice vendere una fesseria che fa sperare o indignare che una verità a volte banale. Per le bufale ho sempre avuto un certo sesto senso, anche su temi che non conoscevo assolutamente, le fiutavo dalle prime righe, spesso dal solo titolo del post/articolo. Per smascherarle per prima cosa studio, nel vero senso della parola. Non posso pretendere di sapere tutto, quindi mi documento, studiando gli argomenti esattamente come ai tempi della scuola. Ricerche su ricerche verificando le fonti, facendo riscontri incrociati tra le notizie e chi le pubblica. Ampliando le ricerche anche alla “storia” di chi ha trattato gli argomenti prima di me. A volte quelle che sembravano fonti attendibili e autorevoli mi hanno deluso.

Cosa provi quando smascheri una bufala? E quando chiudono e denunciano qualche sito “bufalaro”?

Quando mando in pubblicazione una sbufalata mi ripeto sempre “una in meno”, ignorando volutamente il fatto che dietro al prossimo click ne troverò altre 10. Ultimamente si stanno attivando in maniera forte le autorità competenti e leggo sempre più spesso di strutture online sotto sequestro e poi eliminate che vivevano di bufale. Vivevano, perché il fatto di pubblicare follie permette un considerevole aumento degli accessi, quindi maggior visibilità della pubblicità inserita, quindi più soldi. Ogni volta che leggo di siti chiusi spero che non si fermino mai. Il web ne è pieno, intasato. Mi viene anche da pensare: ma se li chiuderanno tutti poi che me ne farò di “Bufale e Dintorni”?

Non sempre le persone ti ringraziano per il tuo lavoro e ho notato che non sei per nulla tollerante. E’ una questione di esasperazione o cosa?

Sono molto paziente e tollerante ma non ho capacità digestive per quanto riguarda l’idiozia. Io sono sempre piu’ convinto che chi mi scrive che le cipolle nei calzini fanno passare tutti i mali sia un UTONTO certificato. Da sempre ho messo in chiaro le cose in pagina: follie estreme come le scie chimiche, i vaccini che uccidono e il cancro che si cura con il basilico non voglio leggerle nella mia pagina. Qui non si tratta di pensarla diversamente ma di pensarla male oppure no. Purtroppo con i complottari si fa davvero fatica a ragionare su un piano scientifico reale. Non ho tempo, voglia e probabilmente nemmeno le capacità per affrontarli. Quindi via da casa mia. Ci sono centinaia di pagine dove possono diffondere le loro idee utonte. Per le bufale è diverso: con quelle si riesce a venirne a capo.

Hai mai pensato di lasciar perdere tutto?

No, mai. Nemmeno per scherzo. Ho una passione per la sbufalata e probabilmente macherebbero più a me che ai bufalari di professione.

Come sono i tuoi rapporti con i colleghi di siti e pagine Facebook anti-bufala?

Per ora ho avuto il piacere di conoscere personalmente solo i colleghi di BUTAC e il grande Paolo Attivissimo. Il fondatore di BUTAC, ai tempi del forzato offline della mia pagina, mi ha dimostrato grande solidarietà pubblicando numerosi annunci e inviti a presentare ricorso a Facebook e spiegando bene l’accaduto. Ho avuto modo di conoscerlo a Rimini in occasione della Festa della Rete e ci siamo sempre trovati in sintonia, anche sulle ragioni che ci hanno portato ad aprire strutture online per sbufalare le follie del Web. Bisogna tener presente che la mia pagina è stata la prima su Facebook a trattare le bufale. Questo ha dato il via a molte altre, la maggior parte abbandonate. Questo mio piccolo primato ha motivato il fondatore di BUTAC a impegnarsi per farci tornare online. Sempre alla Festa della Rete ho conosciuto Paolo Attivissimo. Pochi mesi prima avevo scoperto con mia gradissima sorpresa e soddisfazione i link alla mia pagina dal suo blog e che nelle sue conferenze in giro per l’Italia ci presenta tra le pagine antibufala da conoscere.

Come è stato il tuo primo convegno nazionale del Cicap lo scorso Settembre?

Il CICAP per me è stato come per un bambino il 25 Dicembre. È un ambiente dove si respira conoscenza. Non superiorità ma sapere. Sono entrato quasi in punta di piedi. Appena accreditato ho voluto immortale quel momento con un paio di foto all’ingresso del teatro. Poi ho visitato tutte le sezioni in attesa dell’intervento di Attivissimo. È una vera enciclopedia! Assistere a un suo intervento sul mondo delle bufale e su come affrontarle è come tre anni di studio in rete sull’argomento. Al termine ci siamo trovati all’uscita della sala dove mi ha autografato il suo capolavoro “Luna? Sì, ci siamo andati”, con dedica a me e alla pagina. Al momento di salutarci mi ha detto: “Sandro non mollare!”. Mai! Mai mi fermerò!

Tanti si chiedono: chi ti paga?

I più chiedono “Ki ti paka?” e molti rispondono il sistema. La verita è NESSUNO. Non ho nessun ente o privato a finanziare il mio lavoro. Ho avuto alcune proposte su come far diventare la mia pagina una fonte di guadagno ma ho sempre rifiutato. Non ho nessuna intenzione di speculare sulle bufale e ancor meno sulle sbufalate. Infatti il mio blog non ospita nessuna pubblicità, eccetto quelle che sono inserite da WordPress stesso, sulle quali gli utenti non hanno nessun controllo. Stesso discorso per la pagina, al di fuori delle inserzioni ospitate da Facebook non si trova altro. Nella sezione informazioni si trova chiaramente scritto che Bufale e Dintorni è un servizio gratuito. Quindi non ci guadagnamo nulla né io né i miei collaboratori.

Perché il soprannome Highlander?

È tutto legato alla mia grandissima passione per il medioevo. Da tantissimi anni studio il periodo delle Crociate, con particolare attenzione ai Templari e agli Ospitalieri. Ho fondato due gruppi di rievocazione storica con attenzione maniacale anche per i dettagli. Eseguiamo sfilate e combattimenti. Armi e armature sono reali e i combattimenti sono il risultato di anni di duro allenamento. La maggior parte dei materiali che usiamo, armi comprese, sono realizzati da me seguendo i procedimenti costruttivi dell’epoca. Quasi per gioco ho iniziato a fare maneggio di spade, anche infuocate e bendato. Cosa che al momento mi risulta essere una mia esclusiva mondiale. Di pari passo ho fatto il dj è al momento di scegliere un nome d’arte ho pensato subito al famoso film Highlander e da lì è stato sempre quello: in combattimento, in discoteca, con gli amici e in rete.

Qui finisce l’intervista. Cari bufalari che sicuramente leggerete questa intervista, non ci sono né servizi segreti, né massoni, né alieni o altri dietro a queste pagine antibufala che rovinano i vostri piani. Solo gente comune come voi, stufa di leggere le vostre porcate e di farvi guadagnare soldi sfruttando i creduloni.

Non si fermeranno mai. Siete avvisati.

Una delle battaglie vinte da “Bufale e Dintorni”:bufaleedintorni.wordpress.com/2013/11/28/bufala-marco-bambino-malato

PS: visto l’argomento,  qui trovate una petizione online (per quanto può essere utile) per chiedere di fermare più velocemente e di punire più severamente chi diffonde bufale in campo medico e odio razziale: www.change.org/p/fermate-i-siti-e-le-pagine-facebook-che-diffondono-bufale-in-campo-medico-e-odio-razziale