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Nell’epoca dei social media, della diffusione di informazioni e della diffusione di contenuti virali sul web, la disinformazione, le false notizie, le bufale e le truffe, hanno trovato terreno fertile dove attecchire.

Leggende metropolitane, sistemi piramidali, catene di Sant’ Antonio, una volta relegate, per così dire, nella vita reale, che si diffondevano via posta ordinaria, tramite il passaparola, in televisione e via discorrendo, oggi hanno come ben sappiamo, moltissimi altri canali di diffusione.

Le bufale e la disinformazione in particolare, nascono e si sviluppano nel tempo, sia a breve che a lungo termine; chi le diffonde volutamente, consapevole di quelle che sono, sostanzialmente prende spunto da altre informazioni, notizie, eventi, fatti di cronaca o da altri elementi, manipolando e alterando le informazioni reali. In questo caso si tratta per la maggior parte dei casi di persone che sfruttano a modo loro i social media e il web per ottenere visibilità a scopo di lucro, un fenomeno che si è maggiormente amplificato su social network come Facebook, dove la caccia al Click e al Like è diventata quasi una priorità assoluta.

Dall’ altra parte abbiamo chi si considera blogger, pubblicista e addirittura giornalista, il quale legge le notizie senza un minimo di verifica delle fonti, e spesso ne trae una sua interpretazione personale, ripubblicando quella che poi diviene una notizia alterata e falsata.

Discorso a parte meritano i cosiddetti complottisti, divisi tra consapevoli e inconsapevoli: questi ultimi interpretano avvenimenti, notizie o eventi secondo una loro logica particolare frutto di preconcetti, credenze e spesso paranoie, ripubblicando, condividendo e diffondendo notizie inverosimili, fantasiose o teorie  spesso catastrofiche, creando allarmismi inutili.

I  complottisti consapevoli che io definirei finti complottisti, non credono a ciò che scrivono e pubblicano, ma lo fanno ugualmente a scopo di visibilità e di lucro, spesso sfruttando la propria popolarità o quella di qualcun’ altro, una moda sempre più diffusa in considerazione anche del fatto che l’ utente medio non si preoccupa di verificare l’ attendibilità di una notizia, oltre al fatto di essere particolarmente attratto da tesi o versioni alternative.

Un esempio concreto? E’ il caso ad esempio di programmi come Mistero e di personaggi come Adam Kadmon, fenomeno mediatico  televisivo che tempo fà è stato creato appositamente proprio in virtù di un interesse sociale  su alcuni argomenti e tesi, di certo per soddisfare la sete di “informazione”, ma senza ombra di dubbio a scopo di share e di conseguenza a scopo anche economico.

Tutto ruota insomma, sostanzialmente intorno al denaro, chi più, chi meno; c’è chi prende un abbaglio giornalistico per la fretta di pubblicare e chi si fà i fatti propri lucrando su false notizie o sulle disgrazie altrui. C’è chi ipotizza scenari apocalittici, sostenendo tesi alternative e spesso bizzarre, distorcendo la realtà, rivendendo poi cure risolutive, guide o pseudo manuali scientifici.

Qualunque sia la casistica, l’ Infografica, qui in basso, che ho realizzato, illustra alla perfezione come nasce una bufala, una falsa notizia o comunue come si diffonde la cattiva informazione, che reimpastata e riproposta nel corso del tempo, con l’aggiunta di elementi, la manipolazione o l’omissione di altre cose, può creare, messa insieme a molte altre, le classiche teorie di complotto e cospirazione.

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Daniel Parretta

Webmaster at MULTIMEDIA WEB SERVICE
Blogger, webmaster, webwriter, scrittore, artista polivalente,debunker e freelance. Mi considero innanzitutto una persona libera che esprime le proprie opinioni e idee senza preconcetti e condizionamenti. Mi occupo di tecnologia, internet e nuove comunicazioni, ma viaggio in continuazione dal mondo fisico e materiale a quello spirituale ed energetico puro, in perfetto equilibrio.
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