Nel tempo del Coronavirus, mentre tutto il Paese si è trovato costretto a vivere in una dimensione da letteratura distopica, si sono registrate storie al limite dell’assurdo, dell’irrazionale.
Forse nemmeno Becket, Ionesco e gli altri esponenti del Teatro dell’Assurdo si sarebbero spinti a tanto, visto i picchi di illogicità, di non sense (e di ridicolo) toccati in questi giorni da alcuni individui.
Ci riferiamo ai sedicenti “soggetti di diritto internazionale”, alle “persone umane”, ai “legali rappresentanti di personalità giuridiche” e “diplomatici di se stessi”.
Bizzarri e cialtroni, certo, ma soprattutto irresponsabili e pericolosi per la collettività.
È cronaca di questi giorni di decine di persone fermate dalle forze dell’ordine, le quali, intente ad effettuare i controlli previsti dalla normativa emergenziale, sono incorse nei suddetti teatrini: rifiuto di esibire i documenti di riconoscimento e l’autocertificazione, dietro la dichiarazione “questo è richiesto alle persone fisiche, io sono persona umana, soggetto di diritto internazionale nonché diplomatico”, oppure “il DPCM non è una legge, le restrizioni sono incostituzionali, risponderete dinanzi alla Corte di Strasburgo”.
Su tali bislacche affermazioni vanno svolte alcune doverose precisazioni.
Tralasciando i casi patologici più “seri”, dallo statunitense OPPT (One People’s Public Trust) al Regno Sovrano di Gaia o al Popolo della Terra Madre, ci occuperemo in questa sede di quelli più “terra terra”, tra cui l’italico MAI (Movimento Attivisti Italiani), facente capo al plurisanzionato Marco Brazzo.
Come premesso sopra, si è assistito ad un assoluto trionfo di banalità, di assiomi senza fondamento giuridico e di teorie surreali, ispirate dalle gesta di Brazzo & C.
Una su tutte, la balla dei “soggetti di diritto internazionale, non sanzionabili da un altro Stato”.
Come sanno anche gli studenti iscritti al primo anno di giurisprudenza, il diritto internazionale nasce dall’incontro delle volontà dei singoli Stati, i quali si impegnano sottoscrivendo trattati e accordi.
Pertanto, non esiste un Governo Mondiale, con un suo parlamento che legifera in materia di diritto internazionale.
In questo contesto, a seguito dei tristi avvenimenti accaduti nel contesto della seconda guerra mondiale, agli individui sono stati riconosciuti i fondamentali diritti umani (Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 1948) ed essi sono diventati soggetti di diritto internazionale.
Tale riconoscimento, tuttavia, non li esime dal rispetto delle leggi dello Stato di appartenenza, in quanto i diritti fondamentali rientrano tra le libertà riconosciute e garantite.
Inoltre, tale status non permette l’acquisizione di una sovranità nazionale o la competenza a legiferare propria degli Stati.
In altre parole, non è concesso agli individui il potere di creare norme e regole proprie, al fine di sottrarsi ai doveri ed obblighi di legge, tantomeno a chi si definisce “soggetto di diritto internazionale” o “diplomatico”.
Questi bislacchi personaggi hanno invocato – tra le tante cose – la violazione dell’art. 16 Cost., il quale, a loro dire, consentirebbe la libera circolazione in tutto il territorio nazionale, senza possibilità di compressione da parte di un atto amministrativo qual è il DPCM (Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri).
In realtà il suddetto articolo prevede che la legge possa limitare la libertà di movimento per motivi di sanità o di sicurezza, proprio quanto sta accadendo oggi a causa dell’emergenza sanitaria.
Nemmeno le critiche al DPCM colgono nel segno, in quanto questo, sebbene sia un atto amministrativo, si muove nell’alveo di un decreto legge (ossia il D.L. 23.02.2020, n. 6, convertito in L. 05.03.2020, n. 13), fonte legislativa primaria.
Tutti i DPCM, quindi, sono stati utilizzati dal Governo in maniera assolutamente legittima, in forza di un atto normativo previsto tra le fonti di diritto direttamente dall’art. 77 Cost.
Inoltre, sempre con lo scopo di contrastare e contenere il diffondersi del contagio, il Governo ha consentito gli spostamenti solamente per comprovate esigenze lavorative, di salute, ecc., dietro la compilazione dell’autocertificazione prevista dagli art. 46 e 47 del D.P.R. 445/2000.
Anche ciò è stato contestato dalle “persone umane”, le quali, ritenendosi soggetti di diritto internazionale (nel senso spiegato sopra), non sono tenuti a certificare alcunché ad uno Stato diverso da quello – immaginario – di loro appartenenza.
Sull’autocertificazione si è dibattuto tantissimo in questi giorni e tanto ancora si discuterà: in questa sede va solamente precisato che tale atto non è che una facoltà, concessa ai cittadini di rappresentare alla Pubblica Amministrazione stati, fatti e qualità personali, mediante dichiarazioni firmate dall’interessato.
E’ pur vero che non si è tenuti a portare con sé il modulo predisposto dal Governo, in quanto ci sono strumenti alternativi per dimostrare le motivazioni alla base degli spostamenti (ad es., il contratto di lavoro da cui risultano luogo ed orari di lavoro); l’unica cosa certa ed imprescindibile è che il cittadino – in un modo o nell’altro – debba giustificare il fatto di trovarsi fuori casa sulla scorta di una valida motivazione, rischiando, in mancanza, di incorrere in sanzioni.
Ed è quello che puntualmente è accaduto in molteplici casi, visto che le forze dell’ordine si sono viste costrette a sanzionare o a denunciare alla Procura della Repubblica i tanti “diplomatici” in giro senza motivazione.
Infatti, oltre alle violazioni del DPCM (con relativa applicazione delle sanzioni amministrative, a seguito della depenalizzazione della fattispecie), tali individui sono stati denunciati per resistenza a pubblico ufficiale (art. 337 c.p.), interruzione di pubblico servizio (art. 340 c.p.), calunnia (art. 368 c.p.), rifiuto di indicazioni sulla propria identità personale (art. 651 c.p.) nonché per la violazione della normativa sulla privacy e trattamento illecito di dati personali (nei casi in cui i fermati hanno ripreso le forze dell’ordine e poi pubblicato il video sui social).
In conclusione, questo “mondo parallelo” non è altro che mancanza di senso civico, oltre che un cialtrone ed irresponsabile tentativo di sottrarsi all’osservanza di regole dure, che creano disagio ma che, al contempo, servono a tutelare la salute della collettività.
E, crediamo, non sia sbagliato affermare che queste vicende strapperebbero tutt’al più un sorriso se non ci fosse l’amaro dramma dei quasi 30.000 morti per Covid-19.